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Da Terra Marini a Vallelunga:
breve storia di un territorio un tempo molto fertile
L'agricoltura è stata da sempre la principale fonte di
sostentamento per i comuni ubicati in questa parte del
territorio Nisseno. E proprio nell'area circostante a
Vallelunga un tempo il terreno doveva essere molto fertile
se gli abitanti della zona usarono per designarlo il
termine Pratameno, ovvero prato ricco, ampiamente generoso
nei raccolti.
Nell'anno 1621 il barone di Termini Imerese don Pietro
Marino, con un apposito bando, richiamò sul suo fondo un
grande numero di coloni dalle vicine zone agricole
fondando il borgo Terra Marini. Il piccolo centro abitato
in seguito assunse il nome di Vallelunga (forse riferito
alla particolare conformazione topografica della zona) e
di Pratameno, del cui significato abbiamo già detto.
Ai nostri giorni la città di Vallelunga conserva ancora,
nella sua struttura urbanistica tipicamente Hippodamea
(ossia organizzata in lotti o insule, con strade
ortogonali tra loro), il ricordo del suo passato agricolo.
Tra gli edifici più importanti figura la suggestiva Chiesa
Madre (1634), in stile vagamente gotico. Del Settecento
sono la Chiesa della Madonna del Rosario e l'Oratorio del
Signore.
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Azienda Provinciale Turismo di Caltanissetta
È un centro
agricolo della regione collinare tra i fiumi Platani Salso
alla sinistra del torrente Belice affluente del Platani.
Il primo documento in cui è citata Vallelunga risale al
tempo di Federico lI d’Aragona quando era possedimento di
Giovanni Caltagirone. Al toponimo Vallelunga fu affiancato
l’appellativo di Pratameno per la presenza di un
amenissimo giardino in contrada Magasenaccio. In seguito
passò al figlio Nicolò, ma, essendo il feudo gravato da
ipoteca, per i debiti contratti dal barone Giovanni, sei
parti del feudo furono assegnati dalla Regia Curia a Luca
Giacomo, che era il creditore, lasciando a Nicolò
Caltagirone il diritto di riscattare le terre pagando il
debito entro quattro mesi. Luca Giacomo lasciò il feudo
alla moglie Desiata che, a sua volta, lo cedette a
Perruccio (o Puccio) degli Omodei figlio della sorella.
Nel 1406 Perruccio compra la restante parte del feudo. Nel
1461 il possesso del feudo fu confermato da re Giovanni ad
Aloisio degli Omodei figlio di Perruccio. La famiglia
degli Omodei tenne il feudo di Vallelunga sino al 1568. Il
4 novembre 1568 con lettera del vicerè Ferdinando Moncada,
tutore di Ettore Omodei, fu autorizzato a vendere il feudo
gravato dai molti debiti accumulati durante il possesso
degli Omodei. Il feudo con tutte le sue pertinenze fu
acquistato da Vincenzo Notarbartolo signore di Polizzi,
con atto stipulato presso il notaio Francesco Palmeri.
Durante la signoria dei Notarbatolo, sul finire del secolo
XVI, nel feudo cominciarono a sorgere le prime case dei
coloni richiamati dai paesi vicini. Nel 1621 il feudo di
Vallelunga fu acquistato da Pietro Marino, nobile di
Termini Imerese. Attirato dalla tranquillità del luogo e
dalla feracità della terra, il Marino iniziò la
costruzione della sua casa e nel 1633 chiese ed ottenne
dal vicerè duca di Ayala la "licentia populandi". Per
popolare il nuovo paese il barone emise dei bandi che
vennero pubblicati nei paesi vicini promettendo lievi
censi sulle terre concesse in enfiteusi. I nuovi coloni
arrivarono dai paesi della provincia di Palermo,
principalmente da Caltavuturo, Sclafani, Polizzi e
Petralia Sottana. Il feudo, così popolato, fu chiamato
"Terra Marini". Il barone, con la "licentia populandi",
ottenne anche la facoltà di nominare il governatore, il
capitano di giustizia e i giurati. Nel 1634, dopo averne
fatta richiesta al vescovo di Cefalù, fece costruire la
chiesa parrocchiale che volle consacrare a Maria SS. Di
Loreto. A Pietro Marini nel 1643 succedette il figlio
Loreto che il 18 maggio 1652 vendette due terzi del feudo
a Cristoforo Papè e Riva, cavaliere dell’ordine di San
Gennaro e protonotaro del regno. Nel 1677 Pietro Francesco
Maria Marino ereditò il rimanente terzo. Cristoforo Papè e
Riva lasciò erede il fratello Luigi al quale succedette il
figlio Giacinto che nel 1671 ottenne il titolo di duca di
Pratameno. Nel 1688 Cristoforo Papè e La Farina, succeduto
al padre, acquistò la quota del feudo appartenente a
Francesco Maria Marino. Così ricomposto il feudo
appartenne alla famiglia Papè fino al 1812 quando, con la
nuova costituzione, fu abolita la feudalità in Sicilia.
Nel 1819 il paese fu assegnato alla provincia di
Caltanissetta e nel 1844 fu aggregato alla nuova diocesi
istituita a Caltanissetta.
Durante la signoria della famiglia Papè, Vallelnnga
conobbe un periodo di prosperità. Furono realizzate varie
pubbliche tra cui la costruzione opere di un deposito di
frumento che aveva come scopo il prestito del grano da
parte delle famiglie più ricche a favore dei meno
abbienti. A tale proposito scrive Vito Amico: «Una colonna
frumentana in pro dei poveri fu fondata verso il 1777
dalle primarie famiglie del comune Il capitale, cioè
l’intera quantità di frumento destinata al prestito è di
salme 500. Dipende dal consiglio generale degli ospizi, ed
è amministrato dal sindaco, da due componenti laici e da
un deputato ecclesiastico, eletto dal vescovo. Il frumento
si presta nelle festività di Natale, nei giorni
carnascialeschi, nelle feste di Pasqua, ed in altre
occasioni nelle quali se ne sperimenta bisogno dalla
povera gente, per mancanza di lavoro nella stagione
invernale». Ma la quantità del grano depositato cresceva a
dismisura tanto che gli amministratori chiesero il
permesso di vendere il frumento in eccedenza e col
ricavato costruire un altro deposito. Il permesso venne
accordato con regio rescritto del 1855 e col ricavato
della vendita, che ammontava a circa 3000 ducati, fu
realizzato il nuovo deposito. Furono costruite due scuole
per l’insegnamento della grammatica e una terza riservata
alle ragazze, che vi apprendevano le arti femminili, la
lettura e la scrittura.
La chiesa madre fu costruita nel 1634 dal barone Pietro
Marino e dedicata a Maria SS. Di Loreto. Più volte
rimaneggiata e ampliata nel corso dei secoli successivi,
presenta l’interno a croce latina a tre navate. E
caratterizzata da due massicce torri cuspidate e da un
ampio portale centrale in stile goticheggiante. Custodisce
tele di scuola napoletana raffiguranti la Trinità, San
Calcedonio e San Tommaso apostolo oltre a diversi quadri
del ‘700 e dell’8OO.
Occasioni di incontro per i cittadini sono rappresentate
dalla festa patronale della Madonna di Loreto che si
celebra la quarta domenica di settembre e la sagra
dell’uva il quarto sabato di settembre. L’economia è
caratterizzata dall’agricoltura che produce olive, legumi,
cereali, uva, mandorle, e frutta e l’allevamento di ovini,
bovini, caprini ed equini.
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